Con una puntualità maniacale ecco uscire il peggio della bassezza umana. Mercoledì scorso, a derby concluso, su una pagina Facebook romanista chiamata “Romanismo” è apparso il post “W il 28 ottobre“ (data dell’assassinio di Paparelli avvenuto nel 1979). Il post è stato poi seguito da scuse e da dichiarazioni di un possibile fake, (profilo poi  chiuso  per le segnalazioni) fatto sta che è apparso in quella pagina come ha riportato lultimaribattuta.it.

Anche Gabriele Paparelli (che meriterebbe una tutela degna di un Paese Civile)  ha sottolineato la frase becera con un ” eeeeeeeeee !!! lo sapevo!”  come sottolineare una cosa scontata e aspettata alla quale le autorità però non danno una soluzione definitiva come dovrebbe e come potrebbe.

Non mi voglio però focalizzare sull’autore della frase, nella circostanza ha poca importanza tanto ormai sappiamo tutti che certi episodi ci sono e ci saranno (purtroppo) sempre. In queste circostanze spesso si dice che “la mamma degli imbecilli è sempre incinta” ma io la modificherei sostituendo il termine “incinta” con “gravida” perchè certe persone sono più vicine al genere animale (senza offesa per questi) che al genere umano.

Dopo questo episodio quello che risalta e stride non poco è il solito trattamento dei 2 pesi e 2 misure della stampa. L’ultimo caso è quello di Lulic che solo per aver dato del venditore di calzini al difensore romanista Antonio Rüdiger fu “crocifisso” dalla stampa, raffigurato quasi come il peggior criminale e quindi condannato alla gogna mediatica rincorrendolo in ogni dove per tentare di fargli dichiarare almeno delle scuse per lesa maestà a un romanista, che il laziale giustamente si rifiutò di fare.

Per episodi come quelli che invece la famiglia Paparelli in particolare deve subire ciclicamente i censori e depositari di ogni morale della stampa tacciono vergognosamante.

Perchè non mi meraviglio di tutto ciò?

Nella classifica mondiale la stampa italiana occupa il 77° posto e vedendo come si comporta mi sembra anche una posizione immeritata, meriterebbe di peggio.

Nel giudizio ovviamente c’è da escludere una parte di giornalisti, purtroppo esigua, che fanno ottimamente il proprio lavoro, ai quali siamo appesi mani e pedi perchè i pochi a veicolare verità e democrazia in un paese (volutamente minuscolo) dove si continua a chiamare giornalisti dei semplici amanuensi che riportano solo ciò che gli viene dettato e fa comodo scrivere.